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Slalom azzurro: il flop è servito

Pubblicato il 6 gennaio 2016 in Donne, Slalom Gigante, Sport, Uomini

Stefano Gross  

Siamo d’accordo che Tomba si è ritirato ormai 18 anni fa, e la Compagnoni 16. E che nel mezzo soprattutto tra i pali stretti ci sia stata una rivoluzione che ha trasformato lo slalom in uno sport completamente diverso, dove la statura ad esempio da punto di forza è diventato handicap. Nell’altalenante stagione che stanno vivendo le squadre azzurre (benino, ma senza acuti a parte un secondo posto di Fill e una vittoria della Brignone), a preoccupare maggiormente gli allenatori e gli appassionati è proprio quello che accade nella disciplina più tecnica. Il weekend di Santa Caterina (vittorie per la meravigliosa norvegese Nina Loeseth e ritorno ai cento punti per Marcel Hirscher) ha decretato che no, non si può andare avanti così: gennaio è il mese delle grandi classiche e l’Italia lo ha aperto malissimo.

Settore femminile: una sola qualificata alla seconda manche

Chi sta peggio, e non da quest’anno, è il settore femminile, aggrappato negli ultimi anni alla mediocrità (nel senso positivo del termine) di Chiara Costazza, alle lune di Manuela Moelgg e alla salute precaria di Irene Curtoni. Chiariamoci, niente lusso: roba da settimo posto ad andar bene, ma piuttosto che niente, meglio piuttosto. Questa stagione, in cinque slalom le italiane sono entrate nelle dieci un’unica volta, con un ottavo posto della Curtoni. Ieri, a Santa Caterina l’unica a qualificarsi per la seconda manche è stata la Moelgg, che ha chiuso 24esima a 5 secondi e mezzo dalla Loeseth. Considerando che tutte viaggiano sulla trentina e che la situazione si protrae da quasi dieci anni, sarebbe il caso che i vertici federali riflettessero seriamente. Possibile che la Brignone, che per caratteristiche fisiche e tecniche potrebbe benissimo entrare per lo meno stabilmente nelle 15, non riesca a far meglio di un 28esimo posto a nove(!) secondi dalla Schiffrin? Possibile che le giovani Nicole Agnelli e Marta Bassino non riescano mai a centrare la qualifica? La domanda è semplice: posto anche che non ci sia il talento – e sarebbe da dimostrarlo -, come è possibile non raggiungere risultati per lo meno dignitosi investendo sulle giovani?

Settore maschile: tanti errori

Discorso a parte merita il settore maschile, che negli ultimi dieci anni ha perlomeno vinto Coppe del Mondo (2, con Rocca e Moelgg) e Giochi Olimpici (Razzoli, a Vancouver 2010). Il gruppo che per anni è stato complessivamente il più forte del mondo, con 5 atleti stabilmente nei 15 (Deville, Razzoli, Gross, Thaler e Moelgg) è invecchiato: perso il primo, è vissuto di exploit e di buonissimi risultati in una disciplina dove, a parte Hirscher e in parte Neureuther nessuno ha avuto continuità negli ultimi 5 anni. Mai come quest’anno però i nostri son sembrati in crisi: Razzoli tra sfortuna e “Razzolate” (oggi è caduto a tre porte dall’arrivo quando poteva tranquillamente arrivare nei primi 5) non è mai arrivato al traguardo, Gross ha inanellato una serie di errori che per un ormai 30enne dovrebbero rappresentare eccezioni e non la regola, Moelgg e Thaler sembrano cominciare a sentire il peso delle primavere. E dietro c’è il nulla: Tonetti è l’unico nome nuovo, ma ha quasi 27 anni e naviga sempre tra il quindicesimo e il trentesimo posto (oggi 24esimo), e per il primo anno si è affacciato allo slalom Roberto Nani (28 anni), con risultati per ora rivedibili così come quelli di Andrea Ballerin. Ecco, da Gros, Thoeni e Tomba a Nani e Ballerin: ecco l’Italia dello slalom di oggi…

Andrea Saule

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