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Armin Zoeggeler, l’uomo di ghiaccio si “scioglie” per Cortina: “Tifo per i Campionati sulle Dolomiti”

Pubblicato il 29 gennaio 2016 in Interviste, Sport

Armin Zoeggeler  

Incominciano oggi a Koenigsee in Germania i Campionati del Mondo di slittino: a parte in alcune zone dell’AltoAdige, in Italia la notizia è passata inosservata. Non che la squadra azzurra, tra “certezze” (il doppio Oberstolz-Gruber) e futuri campioni in crescita come Dominik Fischnaller non possa ambire a medaglie o perlomeno a piazzamenti, ma lo slittino nel Bel Paese è soltanto Armin Zoeggeler. Il portabandiera di Sochi, ritirato dopo l’Olimpiade che gli ha regalato la quinta medaglia in altrettante edizioni dei Giochi Olimpici, è ora il direttore tecnico della Nazionale.

Armin, con quali ambizioni si presenta questa Nazionale ai Mondiali in Germania?
“C’è da lavorare molto perché i ragazzi dopo un buon inizio non son stati costanti nella guida della slitta. Mancava un po’ di convinzione, ora siamo migliorati ma salire sul podio sarà molto dura”.

51ZVsbObVnL._SX356_BO1,204,203,200_Da qualche tempo nelle librerie si trova il tuo libro “Ghiaccio, Acciaio, Anima”, dove racconti la tua vita al giornalista della Gazzetta Simone Battaggia. Da cosa è nata l’esigenza di scrivere un libro?
“L’idea mi è venuta nel 2010 ma non avevo tempo, volevo qualcosa che celebrasse la mia carriera ma ne mancavano ancora tanti capitoli. Dopo Sochi è stato chiaro che il mio tempo in pista era finito, così ho voluto scrivere questa biografia con Simone, cominciando piano e assieme senza avere neppure una casa editrice”.

Sei sempre stato visto come un uomo di ghiaccio, impenetrabile. Eppure dal libro esce fuori un Armin rigoroso ma non certo il robot che molti italiani vedevano in te.
“Non mi è stato facile aprirmi e sicuramente non sarei riuscito a farlo quando ero concentrato sulla mia carriera sportiva. Nelle interviste che facevo cercavo di non parlare mai della mia vita privata e della mia famiglia, erano cose che non c’entravano con i miei risultati sportivi. A carriera conclusa è diverso, riguardare indietro e capire come sei cresciuto è stato molto emozionante”.

Quando un paio d’anni fa mi ospitasti nella casa dove sei cresciuto, raccontavi che andavi a scuola con lo slittino. Ora però a casa tua non c’è quasi mai la neve, figuriamoci il ghiaccio per scendere. Secondo te, da uomo di montagna, il cambiamento climatico è irreversibile?
Io spero sia una cosa degli ultimi 15 anni, amo il freddo e mi piacerebbe tornassero gli inverni dove dieci gradi sottozero in valle erano la norma”.

Ami il freddo ma la prima cosa che hai fatto una volta ritirato è stato un viaggio al caldo…
“Sono stato con la mia famiglia a fare una bella crociera nel Mediterraneo. La gente mi riconosceva ma non mi ha mai disturbato, ho trovato tanta gentilezza”.

Te l’hanno chiesto in tanti, nascerà mai più un altro Armin Zoeggeler?
“Non lo so, io so che ai Fischnaller serve ancora un po’ di tempo, disciplina ed esperienza per arrivare al livello di avversari fortissimi”.

Non avere una pista per allenarsi però non aiuta. Quanto ha influito la questione Cesana sui risultati della Nazionale?
“Mi dispiace molto che l’Italia abbia buttato via un patrimonio costruito con i soldi di tutti, avere la nostra pista ci avrebbe consentito di testare meglio i materiali e di crescere magari qualche ragazzo fuori dal Sud Tirolo. Tutta Europa ci invidiava quell’impianto, addirittura i tedeschi che ne hanno ben quattro e di eccellenza”.

Dicono costasse moltissimo la manutenzione.
“Io parlo ogni settimana con i responsabili dei budelli delle altre nazioni, e so di che costi stiamo parlando, cifre ben inferiori al milione di euro. Lasciarlo deserto ha un costo ambientale più alto, se mai un giorno vorranno recuperare Cesana”.

Si potrebbe sempre rispolverare la pista anche a Cortina, usata per i Giochi del 56…
“Era usata dal bob. La conosco poco”.

Cortina corre per i Mondiali di sci alpino del 2021; da portabandiera olimpico tifi per l’assegnazione?
“I grandi eventi sono fondamentali per avvicinare i giovani allo sport, vivere un grande evento in casa è poi un’emozione incredibile per gli atleti e ti dà ancora più carica nella preparazione. Torino non la dimenticherò mai. Mi piacerebbe che l’Italia fosse in grado di organizzarne diversi, magari anche i Giochi Estivi a Roma nel 2024, a patto che poi le strutture non vengano abbandonate”.

Andrea Saule

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