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A Cortina una mostra fotografica sull’ultima scalata di Dino Buzzati

Pubblicato il 2 maggio 2016 in Turismo

Dino_Buzzati  

CORTINA D’AMPEZZO – Sono trascorsi 50 anni. Il suo compagno di cordata, il giornalista e scrittore Rolly Marchi, anni dopo la raccontò così: «Lo portai a scalare il Croda da Lago. Era felice». Si parla, qui, di Dino Buzzati, giornalista del Corriere delle Sera e autore di romanzi di fama internazionale. Non sorprende che fosse felice. Su di lui la montagna esercitò sempre un richiamo potente e arcano. Un luogo da capire con l’esplorazione diretta. «Per le Dolomiti, occorre un po’ di più – aveva scritto Buzzati – E non vogliamo dire arrampicate in piena regola. Bastano i sentieri. Entrare, avventurarsi un poco fra le crode, toccarle, ascoltarne i silenzi, sentirne la misteriosa vita». Di qui, anche, l’arrampicata del Croda da Lago (2.715 metri), il 14 settembre 1966. Peraltro, proprio su quel massiccio delle Dolomiti ampezzane sono state disperse, nell’estate 2010, le ceneri del grande scrittore. Buzzati, per la verità, era morto nel 1972, a Milano, a causa di un male incurabile; Marchi, invece, che peraltro è stato corrispondente, per vari giornali, per tutte le edizioni dei Giochi invernali dal 1936 al 2006, è morto nel 2013.

Un progetto da 15mila euro

In memoria dei fatti di mezzo secolo fa, e in vista della promozione turistica del territorio, il Comune di Cortina d’Ampezzo ha reso noto di aver dato incarico alla propria partecipata Se.Am. S.r.l. affinché questa realizzi un progetto fotografico, legato appunto al 50° anniversario dell’ultima ascensione di Buzzati. L’importo massimo complessivo della realizzazione progettuale ammonta a 15mila euro.

“Dino Buzzati è riuscito a cogliere la bellezza delle Dolomiti”

Secondo Andrea Franceschi, primo cittadino di Cortina, «quello che ospiterà Cortina, ne sono certo, sarà un progetto di alto livello. Avrà l’obiettivo di promuovere il turismo del nostro territorio attraverso la cultura e, in particolare, con la fotografia. Una fotografia che celebri Buzzati e ci riporti all’immagine che lo scrittore aveva della montagna, e a come è riuscito ad interpretare, con il suo spirito di osservazione e la sua arte, la bellezza delle Dolomiti. Con la sua viva curiosità è riuscito a coglierne gli aspetti più segreti, facendoli rivivere continuamente ancora oggi. Questa è una grande forza, che ci auguriamo, in qualche modo, di poter ridare al pubblico».

Marco de’ Francesco

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