Menu

Cortina ’56: quella fiaccola “di consolazione” data a Zeno Colò

Pubblicato il 11 maggio 2016 in Cronaca

Zeno_Colò  

La storia di un campione emarginato, di una grande manifestazione di riscatto dopo la guerra, di un evento capace di unire generazioni di italiani. Sono tante le storie scaturite dalla torcia di Cortina ’56, cimelio di cui Fabio Ferrari, collezionista di Spilamberto (Modena), è entrato in possesso nel 2014. Una torcia capace di riportare alla memoria tanti episodi accaduti in quegli anni, uniti (anche inconsapevolmente) da questo prezioso oggetto. Era il 26 gennaio di sessant’anni fa (giorno di apertura delle Olimpiadi) quando la fiaccola fu tenuta in mano dal campione di sci Zeno Colò, primo oro olimpico dello sci alpino italiano (Oslo 1952).

“Una torcia capace di unire le persone”

La collezione di Fabio, nato a Bologna nel 1978, ha preso vita nel 2004 e da allora si è ingrandita fino ad arrivare a conservare quattordici torce olimpiche di quattordici edizioni differenti. Una passione nata lentamente quella di Fabio per i Giochi Olimpici, della quale è possibile rintracciare un primo colpo di fulmine. «Ho sempre seguito le Olimpiadi – racconta Fabio Ferrari – Mi ha affascinato in particolare la cerimonia con la quale veniva dato il via a questo evento: il fatto che dal fuoco di Olympia la fiaccola raggiungesse di volta in volta la città di riferimento passando di mano in mano. Quella dell’inaugurazione è una cerimonia che univa tutte le persone attorno a questa grande manifestazione».

Stessa torcia, diverse edizioni: i casi di Cortina ’56 e Londra ’48

Fabio_Ferrari_fiaccola

Fabio Ferrari con in mano la storica fiaccola di Zeno Colò

Realizzata con una lega di alluminio pressofuso, alta quasi mezzo metro per 800 grammi di peso, la fiaccola posseduta da Fabio è uguale per forma e dimensione a un’altra fiaccola di cui si è già trattato: quella di Ivan Divenuto, possessore di una torcia olimpica di Londra ’48. Anche Fabio conferma: «Le due torce sono identiche, cambia solo l’iscrizione sulla fiaccola». Il racconto di Ivan Divenuto ci ha illustrato come quella di Cortina fosse identica a fiaccole di altre edizioni olimpiche, come quella di Londra, ma anche Melbourne ’56 o Stoccolma ’56 (all’epoca le Olimpiadi invernali ed estive si svolgevano lo stesso anno). Dopo la guerra nel ’48 la fiaccola è stata disegnata da Ralph Lavers e nelle edizioni successive si è mantenuta uguale eccezion fatta per il sistema di combustione (quella di Cortina presenta uno stoppino di resina vegetale differente dalle altre) e, ovviamente, per l’iscrizione dell’edizione di riferimento. Solo con le Olimpiadi di Roma nel 1960 si è avuta una svolta nel design, in perfetto stile “made in Italy”.

A Londra ’48 in Italia viaggiavano lungo tutta la penisola 540 torce. Ma quante erano le torce olimpiche utilizzate per le Olimpiadi di Cortina? «Questo è un caso proprio curioso – racconta Fabio – per quanto riguarda Cortina non ci sono documenti ufficiali che attestino il numero di fiaccole che sono state utilizzate nel corso dei Giochi Olimpici, né è indicato da nessuna parte chi le ha prodotte. Nemmeno il Rapporto ufficiale del comitato organizzativo fa luce su questa cosa».

La fiaccola di Zeno Colò: quel divieto del Cio

fiaccola_olimpica_cortina

Al giorno d’oggi internet rappresenta una risorsa fondamentale per i collezionisti. «Nel 2004 ho capito che dietro queste torce c’era un vero e proprio commercio, in cui era abbastanza facile inserirsi, anche grazie alle inserzioni online. Fu così che sono entrato in contatto con la famiglia Colò, che aveva messo in vendita una torcia originale delle Olimpiadi di Cortina». Dopo alcune ricerche, la conferma: la torcia era quella appartenuta a un mostro sacro degli sci: Zeno Colò, primo italiano a riuscire a conquistare una medaglia d’oro in sci alpino ai Giochi Olimpici di Oslo nel 1952. La carriera sportiva di Zeno ebbe un finale amaro: quattro anni dopo (era ancora in attività a 36 anni) non gli fu permesso difendere il titolo a Cortina dato che aveva legato il suo nome a una marca di scarponi da sci e a una giacca. In base ai regolamenti d’epoca Zeno venne ritenuto un professionista e, nonostante le proteste, la Fis fu irremovibile: niente Olimpiadi. Zeno riuscì poi a partecipare ai Giochi olimpici di Cortina ’56, ma come semplice tedoforo, portando la torcia il 26 gennaio 1956 sulla pista Olimpia delle Teofane. La stessa torcia che adesso conserva Fabio Ferrari.

Dal Campidoglio a Spilamberto passando per Cortina

«Come in tutti i viaggi della fiamma olimpica – spiega Fabio – erano previsti diversi tipi di trasporto: a piedi (tramite tedofori), in auto e aereo». Nel caso di Cortina ’56, la fiamma venne accesa sulla platea del Tempio di Giove in Campidoglio a Roma (in questo caso non venne accesa ad Olympia) il 22 gennaio 1956 alle ore 11 del mattino. Il primo tedoforo ad averla in custodia fu l’olimpionico Adolfo Consolini. La fiamma venne poi caricata in auto scoperta e scortata da cento motociclisti alla volta dell’aeroporto di Ciampino dove sostò per la prima notte. La mattina seguente venne caricata in aereo e trasportata in volo a Venezia, dove l’aereo ebbe grossi problemi per l’atterraggio a a causa della fitta nebbia. Da qui venne trasportata a piedi con le varie staffette di tedofori fino a Zuel. Qui una squadra di Alpini Sciatori la portarono al Rifugio Duca D’Aosta nel gruppo delle Tofane dove sostò per la notte tra il 25 e il 26 gennaio 1956. La mattina del 26 gennaio il campione olimpico in carica Zeno Colò si lanciò in discesa per la pista olimpica con la torcia accesa su cui ardeva il sacro fuoco di Olympia. «Proprio quella in mio possesso», conferma Fabio.

Arrivato al torrente Boite, Zeno Colò passò la fiamma a Severino Menardi e questi al campione Enrico Colli che percorse tutto il paese per la via centrale fino allo stadio dove lo aspettava il campione italiano di pattinaggio di velocità Guido Caroli, ultimo tedoforo, che accese il tripode. Proprio durante il giro d’onore sul ghiaccio dello stadio olimpico, Caroli si inciampò in un cavo elettrico della RAI, cadendo. Si rialzò subito e accese il tripode. Il viaggio della fiamma si concluse alle ore 11:37 del 26 gennaio 1956. Da qui comincia poi un’altra storia.

Nella collezione anche una medaglia e due distintivi

medaglie_cortina

Il resto della collezione di Fabio su Cortina ’56

Non solo torce. Fabio Ferrari conserva altre testimonianze pregiate di Cortina ’56. «Sono in possesso – racconta – di una medaglia di partecipazione e di due distintivi che una volta fungevano da spillette e rappresentavano i pass per accedere alle aree riservate. Solo dal 1976, dopo i tragici fatti delle Olimpiadi di Monaco, vennero realizzati pass e foto più dettagliati e severi». Anche le medaglie si differenziano da quelle di oggi. All’epoca venivano consegnate agli atleti in un cofanetto. Ancora una volta fu Roma ’60 a innovare: da quell’edizione la premiazione venne istituzionalizzata consegnando la medaglia direttamente al collo, un gesto iconico che oggi viene dato quasi per scontato durante le cerimonie di premiazione.

La preferita? Torino 2006

Tra le quattordici torce in suo possesso Fabio non ha dubbi su quale sia quella a cui tiene di più. E il valore economico, in questa scelta, rimane in secondo piano. «Dal punto di vista emotivo la torcia a cui sono più legato è sicuramente quella di Torino 2006, a cui ho partecipato come tedoforo. Non è certo quella più pregiata dal punto di vista economico, essendo molto recente, ma per me ha un valore speciale».

Samuele Marchi

Related Post

Puoi leggere anche

Copyright © 2016 CortinaSki2021 | Media Accelerator | Partita IVA: 02906890211Policy Privacy e Cookie