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Gardena: tris norvegese all’ombra del Sassolungo. Svindal precede Jansrud e Kilde nel superG

Pubblicato il 21 dicembre 2015 in Sport

Val Gardena  
SANTA CRISTINA DI VALGARDENA

Per la prestanza fisica ricordano i Sith di Guerre Stellari, ma nonostante le immancabili voci e chiacchiericci di aiuti dal “lato oscuro”, sono sempre sorridenti e veloci, maledettamente veloci. I norvegesi nello sci alpino sono pochi, mai più di 3-4 per disciplina: dal 1988 e dall’esplosione del primo fenomeno (Ole Christian Furuseth) si passano il testimone ogni tre anni, con nuovi allievi che puntualmente fanno la storia dello sci (Kjus e Aamodt su tutti, ma non si possono dimenticare i Jagge, gli Skaardal, gli Stiansen) e a sua volta indottrinano i giovani al successo. Aksel Lund Svindal, forgiato a inizio anni duemila proprio da Aamodt e Kjus, ha aiutato Jansrud, ormai trentenne. E Kjetil (stesso nome di Aamodt) a sua volta ha insegnato “l’uso della forza” al giovane Aleksander Kilde, che fa Aamodt di secondo nome proprio in onore del campione anni ’90.

In Gardena la velocità parla norvegese

Nel superG di venerdì erano tutti e tre sul podio: per vincere la Norvegia non ha bisogno di schierare decine di velocisti come Italia e Austria. “Quando stavamo per ascoltare l’inno – ha raccontato Svindal, vittoria 29 in carriera – mi sono sentito vecchio perché Kilde (al primo podio, ndr) mi continuava a fare domande su cosa dire e come comportarsi in conferenza stampa”. La premiazione sembrava una 10 km di fondo: un podio tutto di Oslo e dintorni era successo una sola volta, in slalom, negli anni ’90. A parte il campione olimpico di discesa Matthias Mayer, quarto, nessuno degli avversari ha retto il passo dei sudditi di Re Harald V: sulla Salsong, ben preparata nonostante una carenza di neve davvero preoccupante su tutte le Dolomiti, sono naufragati gli azzurri (ottavo Paris, dopo i venti Innerhofer e Fill), hanno arrancato gli austriaci e si sono difesi francesi e americani. La velocità, un tempo regno di svizzeri e austriaci, ora parla norvegese.

Andrea Saule

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