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Innerhofer: “Cortina aspettami: nel 2021 voglio esserci”

Pubblicato il 15 febbraio 2016 in Sport, Super G, Uomini

Christof Innerhofer  

Christof Innerhofer è uno degli sciatori più moderni e intelligenti: ha una cura maniacale dei dettagli da “austriaco”, ma un’intuizione e una creatività tipicamente italiane. Questi aspetti non li applica solamente in pista, dal momento che può contare di sponsor personali di altissimo livello che sconfinano i campi dello sport: lo vediamo nelle vetrine di Intimissimi e alle sfilate Armani (è testimonial della linea EA7), e contagia Fabio Fazio a Che tempo che fa con la sua naturale simpatia. Lo abbiamo sentito a qualche giorno dal primo podio stagionale, in Corea del Sud.

Christof, finalmente sei tornato sul podio: ti mancava?

Il podio è per i giornalisti e i tifosi, per me significa relativamente poco. Io sono contento dei due quarti posti e del quinto allo stesso modo, perché il risultato è una questione di centesimi, la prestazione no.

Però far bene su una pista che hai detto che non ti piaceva dà soddisfazione.

Anche qui si è voluto dar peso a una mia dichiarazione interpretata male: io non ho mai detto che la pista non mi piaceva, ho solo detto che sotto certe velocità per me non è discesa. Se vai piano non è discesa, è qualcosa di diverso, sono abbastanza grande per adattarmi anche dove non ci sono caratteristiche della pista che rispecchino le mie. Tra due anni gareggerò ai Giochi in Corea esattamente come gli altri e lavorerò per far bene: una gara di bici che non ha salite non è una vera gara di bici, questo intendevo dire.

Da qui a fine stagione rimangono ancora diverse gare, quale è l’obiettivo?

Dipenderà dalle condizioni della piste, a Hinterstoder nel superG posso fare bene come a Sankt Moritz, in Norvegia e a Chamonix dipenderà dalla neve ma sono fiducioso, mi sento bene.

Nessun azzurro ha mai vinto la Coppa del mondo di discesa. Con Svindal out per infortunio, Fill se la gioca con Jansrud e Theaux: quanto sarebbe importante?

Per lui moltissimo, ha lavorato bene: può farcela anche se Jansrud è favorito perché a Kvitfjell gioca in casa e nelle altre due discese può conquistare punti importanti. È un’occasione e se la giocano, però vincere quando non se la possono giocare tutti è un peccato. Mi riferisco a Svindal: ha vinto quattro delle sei discese che ha disputato, è chiaro che il più forte sia stato lui quest’anno.

A proposito dell’infortunio di Svindal: Aksel ha detto che fanno parte del gioco, che siete pagati per prendere dei rischi. Con l’ecatombe di infortuni sia nei maschi che nelle femmine, c’è un problema sicurezza?


Dopo un anno del genere è normale discuterne, fa male al cuore vedere infortuni e cerco sempre di non pensare a chi non è al via perché mi rende triste. Però ha ragione Svindal: attorno a noi ci sono centinaia di persone che lavorano per la nostra sicurezza e mi fido di loro. Vogliamo che la discesa resti discesa. Poi è chiaro che si può migliorare: a Kitzbuhel la curva dove son caduti lui e Reichelt era preparata male con troppi dossi, così come lo slalom, forse per la mancanza di neve. Mi piacerebbe diminuissero perché stancano molto, hai più carico e se non c’è visibilità perfetta son pericolosi, ma un infortunio è in genere è il frutto di una caduta, e una caduta deriva da un errore.

Dainese ha brevettato l’airbag: andrebbe reso obbligatorio?

Io lo uso e lo vedo una cosa positiva, ma ognuno decide per sé.

Tra qualche mese Cortina si gioca la chance di rilancio con l’assegnazione dei Mondiali del 2021. Prima domanda: ci sarai?


Certo che ci sarò, abito a un’ora di strada…

Bel tentativo di slalom. Ma non è la tua disciplina, la domanda era un’altra: gareggerai?

Credo proprio di sì. Avrò trentasei anni, e voglio chiudere con i Giochi di Pechino del 2022. Mi diverto ancora, sto fisicamente bene e per quanto ogni tanto pensi a quello che vorrei fare dopo, so che non è ancora il momento. A Cortina ho gareggiato da ragazzo e ho sempre fatto bene…

L’evento sarebbe un’occasione per riportare interesse attorno allo sci, concordi?


No, l’evento non crea interesse, l’interesse c’è già anche se è chiaro che non saremo mai ai livelli dell’Austria. Però mi piacerebbe che finita la gara anche da noi iniziasse la festa per i tifosi.

Dove deve lavorare Cortina per essere pronta?


È rimasta un po’ di anni indietro, serviranno modifiche sulle piste e sugli impianti ma ce la farà, se ci riescono in Corea dove non conoscevano lo sci, figuriamoci Cortina. La vedo come un’occasione per tutto il movimento delle Dolomiti: penso agli sci club, ai ragazzi che avrebbero piste migliori dove allenarsi.

Ultima domanda: perché la gente di città non va più a sciare?


Non è vero che non va: diciamo che se vedi tutto verde intorno non ti invoglia, come andare al mare quando l’acqua ha 15 gradi, a nessuno piace. Nei prossimi decenni gli ski resort che avranno la sicurezza della neve saranno avvantaggiati, non c’è dubbio.

Andrea Saule

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