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L’eterno ritorno di Max Blardone

Pubblicato il 14 febbraio 2016 in Sport

BLARDONE MASSIMILIANO ITA FF.GG. IN AZIONE DURANTE LO SLALOM GIGANTE MASCHILE SKI WORLD CUP CRANS MONTANA SUI PIAZZANDOSI AL 1¡ POSTO  

Ricordate dove eravate quindici anni fa? Le Torri Gemelle erano ancora in piedi, il mondo sembrava un posto relativamente sicuro, Bin Laden era sconosciuto ai sei miliardi di abitanti sulla terra. Sì, eravamo un miliardo in meno, e fa impressione pensarlo. Nello sci, si sciava per il secondo anno con gli sci da slalom “corti” (in due anni si passò dal 190 cm ai 155 supersciancrati), Tomba si era ritirato da due stagioni e la Compagnoni da una, Hermann Maier non aveva ancora avuto quell’incidente tremendo in moto e i giovanissimi Bode Miller e Ivica Kostelic cominciavano le loro staordinarie carriere. Bene, nel 2001 c’era già Max Blardone.

Max è sempre stato un finto giovane, l’eterna promessa che gareggiava in una sola disciplina (anche se fu campione del Mondo Junior in slalom nel 1999 e disputò qualche superG senza grandi risultati), che abbandonava la nazionale per scontri con gli allenatori e si pagava un team privato. No, non è mai stato simpatico Max Blardone. E, sportivamente parlando, è morto e risorto almeno tre volte. Dopo due stagioni di costante declino, aveva deciso di pagarsi da solo la preparazione in quanto fuori squadra di fatto; a inizio anno, del resto, nemmeno si qualificava per la seconda manche e partiva con i ragazzini, in fondo, con telecamere già spente e pubblico in baita in attesa della seconda.

E invece, l’altra notte, a 36 anni suonati “Blarda” è tornato sul podio: lo ha fatto a modo suo, in Giappone, nel gigante di Naeba, in una gara che nessuno ricorderà (vittoria di Pinturault sul connazionale Favre, sesto Hirscher) come purtroppo quasi tutte quelle che si disputano in Oriente. Partendo con il numero 27, con una neve spappolata dal caldo, Max ha sciato come se ci fosse il suo amato ghiaccio. A fine stagione si ritirerà, l’ossolano aspetta il primogenito ed è stanco. Mancano tuttavia ancora tre giganti: forza “antipatico”, l’ottava vittoria in carriera non è un miraggio.

Andrea Saule

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