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Dalla faariesa al grostl: ecco le specialità del Natale a Cortina

Pubblicato il 12 dicembre 2017 in Turismo

Natale a Cortina  

Giorni d’oro per gli amanti della montagna. È cominciata la stagione invernale sulle piste, è tornato l’atteso Cortina fashion weekend e i giorni del Natale a Cortina si stanno avvicinando, come pure il Capodanno. Ma per chi ancora non fosse soddisfatto, o non si sentisse particolarmente a proprio agio sugli sci, le cime ampezzane offrono tante altre attrattive, come le specialità tipiche enogastronomiche.

Cotina si trova in una regione di confine, per cui anche la cucina risente dell’influenza tirolese e asburgica miscelata sapientemente con quella veneta. Molti piatti tipici infatti vengono ancora indicati con l’antico nome tedesco o ladino. Ecco i piatti tipici che non mancheranno sulle tavole di Natale a Cortina.

I primi piatti della tradizione

Tra i primi piatti sono famosi i casunziei, ravioli a forma di mezza luna, rossi o verdi a seconda che siano ripieni di rape o di spinaci, i chenedi (canederli alla ladina), palle di pane raffermo ripiene di speck, spinaci o formaggio serviti in brodo o con burro fuso e grana, o ancora gli spätzle, gnocchetti verdi conditi con panna e speck, e infine i pestariei, pezzettini di pasta di farina bianca e acqua cotti nel latte bollente salato. Tipiche sono anche le zuppe, come la minestra di orzo con verdura e carne affumicata o la gulaschsuppe, di origine ungherese, a base di carne di manzo speziata e patate.

Tipicamente veneti sono invece la polenta, il rise e bise (riso e piselli), la faariesa, minestra di fave o orzo, il pastìn, una polpetta di pasta di salame, aglio e spezie cucinata alla piastra.

I secondi e i contorni del Natale a Cortina

I secondi ampezzani sono, come nella tradizione montana, per lo più di carne: ci sono gli spezzatini di cacciagione accompagnati da marmellata, il grostl, tortino di patate e carne, oppure vari insaccati. Ma anche i vegetariani troveranno diverse prelibatezze nella ricca selezione di formaggi vaccini e d’alpeggio, come il Contrin, il Fodòm, il Renàz, lo Schiz, la Tosela, lo Zumelle e lo Zigher.

Come accompagnamento non possono mancare le patate ampezzane, prima bollite e poi ripassate in padella con cipolla e speck, e nemmeno la puccia, un pane preparato con un impasto a base di farina di segale e di grano tenero, lievito e acqua, aromatizzato con erbe. Ce ne sono due versioni, una morbida e una secca, ed entrambe vengono farcite con salumi e formaggi locali e servite calde.

Un finale dolce per il menù di Natale a Cortina

Non c’è pranzo o cena che si rispetti senza i dolci: dal classico strudel di mele servito con zucchero a velo e salsa alla vaniglia, panna o gelato, alle fartaies, frittelle a forma di chiocciola cosparsa di zucchero a velo e servita con marmellata di ribes o di mirtilli, fino al kaiserschmarrn, la “frittata dell’imperatore” servita spezzettata e con marmellata e zucchero a velo. E ancora i nighele, bomboloni senza ripieno, o i krapfen che invece sono ripieni.

Per innaffiare questa abbondante tavolata, vengono in aiuto i vini provenienti dalle vicine valli del Piave a sud e d’Isarco a est: via libera quindi al prosecco e agli altri bianchi e rossi del Piave insieme a cabernet, sauvignon, merlot e pinot grigio e nero. Altoatesini sono invece il gewurtztraminer, il Muller-thurgau, il kerner, il sylvaner, il riesling e il lagrein. Si termina poi con una ricercata selezione di grappe, prima di tornare, se le forze lo permettono, alle discese sulle piste.

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