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Il marziano Svindal cala il pokerissimo sulla Saslong

Pubblicato il 21 dicembre 2015 in Sport

Aksel Lund Svindal  
SANTA CRISTINA DI VALGARDENA

Un anno fa Aksel Lund Svindal era in divano, davanti alla tv, o più probabilmente sulla cyclette per cercare di recuperare dal gravissimo infortunio capitatogli mentre giocava a calcio con i compagni di squadra (rottura del tendine d’achille). Perse la stagione dei mondiali, tornò solo per la rassegna iridata, condita da due sesti posti. Nessuno avrebbe immaginato che dodici mesi più tardi avrebbe guidato la classifica con cinque vittorie su altrettanti tentativi nelle discipline veloci.

La disarmante tranquillità di Svindal verso la vittoria

Sulla leggendaria Saslong, pista difficile per la presenza continua di dossi non sempre visibili a causa dell’ombra, Svindal ha fatto il bis e raggiunge quota 5 vittorie su altrettanti tentativi in stagione: dopo la vittoria di ieri in superG, ha dominato la discesa con una disarmante tranquillità. Il “gattone” norvegese, uno dei pochi sciatori a superare il metro e novanta, ha dato sfoggio di potenza e sicurezza, distaccando l’astro nascente della velocità francese Guillermo Fayed di 43 centesimi e il connazionale Jansrud di 46. Quarto, a sette decimi da Svindal, l’altoatesino Peter Fill: in netta ripresa dopo una stagione opaca come quella passata, l’azzurro ha dato l’impressione di poter spingere di più il gas nella parte centrale.

Azzurri: male tendente al malissimo

Male tendente al malissimo il resto della squadra: il cambio di allenatore (con il ritorno di Max Carca) non ha per ora dato i frutti sperati sul rendimento di Paris e Innerhofer. Il primo è apparso in involuzione, mentre il secondo, che l’altro ieri ha compiuto 31 anni, continua ad avere scarso feeling con la Saslong (ne soffre visibilità, scarsa pendenza e mancanza di curve) e ha chiuso in una quarantesima posizione che per un vicecampione olimpico non può avere scuse ed è pure un po’ imbarazzante. Da rivedere anche gli altri: tornato nell’anonimato Casse dopo l’exploit sulle nevi americane, hanno deluso anche Heel e Marsaglia.

Andrea Saule

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