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I campioni di Cortina ’56: Tenley Albright, regina del pattinaggio

Pubblicato il 15 marzo 2016 in Cronaca

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Tenley Emma Albright è la direttrice delle “Collaborative Initiatives” del “Massachusetts Institute of Technology”, docente dell’Harvard Medical School, fa parte del board di “Research!America” e di “Bloomberg Philanthropies”. Chioma bianca, occhi chiari, doppio filo di perle al collo, appare come la più classica delle “bostoniane”, anche se è nata a Newton, 11 chilometri a ovest dalla capitale del Massachusets. Ma, se ce ne occupiamo qui, è perché è stata una delle regine delle Olimpiadi di Cortina del 1956, aggiudicandosi l’oro del pattinaggio artistico femminile.

A pochi giorni dalla gara l’infortunio

Se Toni Sailer è stato il re di Cortina ’56, Tenley Albright può a ben diritto essere eletta regina della manifestazione. Figlia di un chirurgo, incominciò a pattinare all’età di dodici anni per superare una leggera forma di poliomielite che non le permetteva di camminare e correre come le compagne. Sui pattini la differenza non si notava, anzi. Nel 1952, a soli 16 anni, conquistò la medaglia d’argento nel pattinaggio figura alle Olimpiadi di Oslo, poi la medaglia d’oro dei mondiali del 1953 e del 1955. A Cortina arrivò, quindi, da favorita. Le figure obbligatorie erano previste per il 30 e 31 gennaio, quelle libere per il 2 febbraio. Durante gli allenamenti in vista delle gare, il 19 gennaio, le capitò il più classico degli imprevisti per i pattinatori: la caduta. Il pattino sinistro tagliò profondamente la caviglia destra fino a intaccare l’osso. In questi casi avere il padre chirurgo può essere di grande aiuto. Il Dr Albright raggiunse la figlia sulle Dolomiti, la operò e la rimise in piedi.

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Tenley Albright “danzava sul filo della musica”

Il 30 gennaio era pronta, con il suo corto abito scarlatto, per gli esercizi obbligatori. Li chiuse al primo posto con quindici punti di vantaggio sulla connazionale Carol Heiss. Le prove libere non cambiarono il risultato, Tenley Emma Albright si aggiudicò la medaglia d’oro. Francesco Rosso su “La Stampa” del giorno dopo, descrisse così la sua prestazione: «Il freddo polare, l’aria gelata che sollevava il pulviscolo di ghiaccio eran la cornice adatta allo spettacolo suggestivo, l’atleta si muoveva in un’atmosfera rarefatta, danzava sul filo della musica con l’esatta armonia di una grande danzatrice. La Albright è tutta armonia, un susseguirsi di cadenze che quasi concludono una frase danzata. Pareva che, forse per la malattia subita, le gambe non le fossero necessarie nel muoversi ritmico di tutto il corpo, gli occhi degli spettatori erano affascinati dalle sue braccia lunghe, dalle mani che incidevano nell’aria gelata ricami musicali».

Il passaggio di consegne con Carol Heiss
Tenley Albright oggi

Tenley Albright oggi, docente di Harvard

La medaglia d’argento andò alla sua connazionale Carol Heiss che finì per dominare la disciplina negli anni successivi. A Cortina non arrivò nelle condizioni migliori, sua madre Marie, era in un letto d’ospedale gravemente malata di cancro, se ne andò da lì a pochi mesi. Carol decise che le avrebbe dedicato l’oro delle Olimpiadi del 1960, quelle che si sarebbero tenute in California. Così fu, vinse la gara olimpica dopo aver dominato tutti i campionati del mondo dal 1956 al 1960, ma passò alla storia anche per essere stata la prima donna della storia ad eseguire un “doppio Axel”. Tenley Emma Albright, invece, decise di abbandonare l’attività agonistica poco dopo le Olimpiadi di Cortina e di seguire le orme del padre. Si laureò in chirurgia ad Harvard.

Massimiliano Boschi

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