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Venezia-Monaco, no definitivo dell’Europarlamento all’Alemagna

Pubblicato il 25 ottobre 2016 in Cronaca

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È finita a Strasburgo la parabola della Venezia-Monaco, dopo 56 anni di promesse, discussioni, società dedicate e progetti più o meno compatibili con l’ambiente. Il Parlamento europeo, in seduta plenaria, ha detto no all’ultima versione di prolungamento dell’autostrada A27, quella che incorporava il corridoio tecnologico –  con banda larga, extralarga, gas e energia elettrica piazzati sotto l’infrastruttura. Lo rende noto l’europarlamentare Herbert Dorfmann, che snocciola i numeri: 545 i voti contrari, solo 104 i favorevoli; 40 gli astenuti.  E che manifesta soddisfazione: «Sono soddisfatto del risultato ottenuto oggi in plenaria; l’approvazione dell’emendamento in commissione trasporti aveva solo un valore tecnico, oggi si è scelto di dare un significato politico alla votazione e si è deciso di dire basta all’incremento del traffico su gomma nelle Alpi».

Il progetto, sostenuto dai “Conservatori e riformisti”, e in particolare dall’europarlamentare Remo Sernagiotto, era stato così presentato alla stampa qualche settimana fa: «Il tratto passerà per Valle di Cadore – afferma Sernagiotto – collegandosi a quello di 20 km già approvato dal ministero dell’Ambiente da Longarone fino a Tai di Cadore; e poi Auronzo, Sappada, Comelico, Comelico Superiore, Lienz (Val Pusteria ma austriaca)». Si cercava, cioè, di saltare a pie’ pari l’Alto Adige, visti i ripetuti no all’infrastruttura espressi con forza già dai tempi del governatore Luis Durnwalder («Nessuno potrà mai costringerci ad accettare quell’opera sul nostro territorio») e di recente ribaditi da Richard Theiner, ex presidente della Fondazione Dolomiti Unesco nonché assessore all’ambiente della Provincia autonoma di Bolzano.

Venezia-Monaco, il fronte del no

Ma ultimamente il fronte del no si  era allargato. Dorfmann la mette così: «I territori negli ultimi giorni hanno espresso la loro contrarietà al progetto, dal Tirolo alla Provincia di Belluno, passando per alcuni comuni del Cadore e del Comelico; Austria e Germania si erano detti da tempo contrari, e pure la Convenzione delle Alpi non lascia margini di operatività su questo fronte».

Secondo Sernagiotto, c’è dell’altro: «Il Veneto oggi ha perso una grande occasione  e gran colpa di questo risultato è proprio di una sua rappresentante, l’Onorevole Elisabetta Gardini (Ppe), che ha ostacolato questo progetto. La nostra coalizione sta cercando di portare sviluppo e ripresa economica. Ma oggi l’On. Gardini ha votato No». È una sua opinione, ovviamente. Secondo Sernagiotto non finisce qui: «Continueremo a lottare: stiamo valutando l’opportunità di proporre un referendum alla cittadinanza, per vedere effettivamente cosa ne pensa la gente, così che la politica sia costretta ad adeguarsi».

Venezia-Monaco, la storia

Il progetto green, si diceva, era solo l’ultima versione. Della Venezia–Monaco si parla da decenni, esattamente dal 22 dicembre 1960, data di fondazione di Alemagna, società che aveva per mission proprio la realizzazione del tratto Sud-Nord. Nonostante non avesse steso, in 50 anni, un solo centimetro di asfalto, la società nel 2010 si era concessa altri 40 anni di vita. Tuttavia, il progetto aveva incontrato la costante opposizione di Austria e Alto Adige, e il bilancio era minimo. Così, nel settembre del 2013 l’assemblea straordinaria pose fine alla società. L’alternativa al Brennero non c’era più. Con il voto di Strasburgo, invece, la questione sembra essere stata affossata.

Marco De’ Francesco

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