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Non solo neve, 5 idee per un weekend alternativo in montagna

Pubblicato il 20 febbraio 2018 in Le "liste" di Cortina, Turismo

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È certamente vero che le montagne del Bellunese sono un paradiso per gli appassionati delle discese sulla neve, ma anche gli amanti della natura, dell’arte e della storia troveranno diverse proposte per trascorrere un weekend alternativo sulle Dolomiti. Alcune idee si possono scovare per esempio tra i camminamenti della Grande Guerra, oppure ammirando le collezioni di quadri, fossili e oggetti tipici dei Musei delle Regole d’Ampezzo, tra i riflessi del lago di Misurina, che custodisce una terribile leggenda, o magari a caccia della Scarpetta di Venere, o ancora nelle rievocazioni della vita di trincea sulle 5 Torri.

Ecco cinque proposte adatte a tutti i gusti per un weekend alternativo sulle Dolomiti.

La drammatica leggenda di Misurina

Quello di Misurina è il lago naturale più grande del Cadore: oltre due chilometri e mezzo di perimetro e 5 metri di profondità. Si trova a 1.754 metri di altitudine nell’omonima frazione di Auronzo di Cadore (Belluno). La zona è famosa per il clima adatto alla cura di patologie respiratorie, ma anche per gli impianti di risalita, i sentieri attrezzati e i grandi alberghi. Al lago di Misurina sono legate diverse leggende, fra cui quella cantata da Claudio Baglioni nel suo album Sabato pomeriggio. Secondo tale racconto, Misurina era l’unica figlia del re Sorapiss, capricciosa e dispettosa ma bellissima. Un giorno la bimba scoprì che sul monte Cristallo viveva una fata che possedeva uno specchio magico, con cui era possibile leggere i pensieri di chiunque vi si specchiasse. Misurina voleva avere a tutti i costi quello specchio e il padre, che giustificava i capricci della figlia con la mancanza della madre morta, la accompagnò dalla fata. Dopo una prima resistenza, la maga acconsentì a donare lo specchio a Misurina, ponendo però una condizione: il re avrebbe dovuto essere trasformato in montagna per proteggere i fiori del suo splendido giardino dal sole che li faceva appassire. Per accontentare la piccola, Sorapiss accettò. Quando Misurina si accorse della trasformazione del vecchio e si ritrovò in cima alla montagna che egli era diventato, fu colta da un capogiro e cadde nel vuoto. Il re assistette imponente alla morte della bambina e pianse tutte le sue lacrime, che divennero due ruscelli e formarono un grande lago. Lo specchio, cadendo, andò in mille pezzi, trascinati via dalla corrente da dove ancora oggi riflettono i colori e i pensieri di chi si affaccia sulle acque del lago di Misurina.

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Montagne che si specchiano nel lago di Misurina ghiacciato

I mille fiori del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo

A nord del centro abitato di Cortina, al confine tra Veneto e Alto Adige, si trova il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, istituito nel 1990. Si estende su un’area di 11.500 ettari priva di comprensori sciistici e insediamenti abitativi. La zona protetta presenta aree a destinazione silvo-pastorale con malghe e boschi e aree a riserva naturale. L’importanza del parco è stata riconosciuta anche dalla Comunità Europea. La varietà di habitat garantisce una ricca biodiversità. Nel parco vivono infatti 160 specie di animali vertebrati, fra cui 31 specie di mammiferi, 113 di uccelli e 16 di anfibi, rettili e pesci. Non mancano marmotte, caprioli, cervi, stambecchi, volpi, scoiattoli, aquile reali. Più nascosti stanno invece il gallo cedrone, la pernice bianca, il gufo reale, alcuni tipi di civetta, la lepre bianca e roditori come l’ermellino o il ghiro.

Moltissime anche le piante, con 68 specie di alberi e arbusti, 32 di felci ed equiseti e più di 1000 specie di fiori, alcune esclusive delle Dolomiti, fra cui 35 specie di orchidee fra cui la Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus). I visitatori che vogliano trascorrere un fine settimana sulle Dolomiti hanno accesso a più di 300 chilometri di piste forestali, fra cui vie ferrate e sentieri attrezzati, alcuni resti dei grandi camminamenti della Grande Guerra.

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Esempi di Scarpette di Venere

Il Museo all’aperto delle 5 Torri

È un vero e proprio museo a cielo aperto quello che si può visitare attraversando il percorso di trincee, camminamenti e punti di osservazione delle 5 Torri. Nel 1915 qui era insediato il comando del gruppo di artiglieria da montagna italiano, con 8 cannoni puntati contro le postazioni austriache del Lagazuoi, Col dei Boss e Valon Tofana. Lo stato maggiore e il comando si trovavano invece sull’Averau. Oggi lungo il percorso diversi pannelli descrivono ciò che si può osservare, mentre allestimenti scenici permettono di rievocare la vita di trincea.

Il viaggio inizia dal Rifugio Scoiattoli, raggiungibile con la seggiovia o a piedi. Dalle 5 Torri si possono scegliere diversi sentieri, di difficoltà variabile, da 15 minuti fino a 3 ore di durata. Tutti quindi possono prendere parte a questa visita del tutto particolare. L’escursione completa intorno alla montagna, che comprende la visita alle varie postazioni restaurate, dura circa 2 ore di cammino: tutto intorno, la vista spettacolare sulle Dolomiti. Giunti poi al Rifugio Cinque Torri, si prosegue lungo la carrozzabile asfaltata. Da lì un sentiero che scende nel bosco porta ai laghetti di Bai de Dones e poi alla partenza della seggiovia.

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Le Cinque Torri viste dal Passo Falzarego

La guerra sulle montagne per un weekend alternativo sulle Dolomiti

Raccontare la storia dalla parte dei soldati, dei vinti, degli ultimi. Questo l’obiettivo con cui il 27 settembre 2002 è stato inaugurato il Museo della I Guerra Mondiale, frutto di 45 anni di ricerche che hanno portato alla collezione attuale, per la maggior parte di proprietà della famiglia Lancedelli a cui è affidata la gestione.

Le origini del museo risalgono al 1979, quando nacque il Comitato promotore per la creazione a Cortina d’Ampezzo di un museo della grande guerra. Furono prima organizzate diverse mostre temporanee, che attirarono migliaia di visitatori, in attesa di una sede definitiva, trovata solo nel 2002 all’interno del forte “Tre sassi” in località Valparola – Falzarego. Dalle testimonianze raccolte sui luoghi delle battaglie, dalla voce dei reduci e nelle biblioteche è stato possibile collezionare un patrimonio che racconta la difficoltà dei giovani soldati ad adeguarsi alle dure condizioni imposte dalla guerra e dalla montagna, in particolare il dramma del popolo ladino e ampezzano, che videro le proprie tradizioni cancellate dal divampare del conflitto. Oggi l’associazione di volontariato “Hayden – Cortina d’Ampezzo” raccoglie e conserva in formato digitale la documentazione iconografica relativa al fronte dolomitico dell’area di Cortina per continuare ad ampliare il materiale disponibile.

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Panorama “In Tra I Sass – Valparola”, foto disponibile sul sito del Museo della Grande Guerra https://www.cortinamuseoguerra.it/index.php/it/foto-del-museo

Fossili, arte e tradizioni montane ai Musei delle Regole d’Ampezzo

Le Regole d’Ampezzo sono un’altra meta interessante per i visitatori che cercano un weekend alternativo sulle Dolomiti. Le proprietà collettive di Cortina, sono nate con la finalità di gestire il patrimonio naturale di boschi e pascoli e tutelare i beni storici e artistici della comunità. A questo obiettivo collaborano le tre realtà museali delle Regole d’Ampezzo: il Museo Paleontologico Rinaldo Zardini, dedicato ai fossili delle Dolomiti; il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi, con una collezione del Novecento Italiano, e il Museo Etnografico Regole d’Ampezzo, che espone oggetti e immagini della tradizione.

Il Museo Paleontologico Rinaldo Zardini, inaugurato nel 1975, racchiude milioni di anni di storia cristallizzati in gusci di invertebrati marini, coralli, spugne, fossili, preservati dagli agenti esterni grazie al limo calcareo che li ha coperti. Zardini ha raccolto questi esemplari in tutta l’area delle Dolomiti che circondano Cortina e li ha poi catalogati. Nel corso degli anni la raccolta si è arricchita per merito di altri appassionati, che hanno portato alla luce nuovi e assai preziosi esemplari di fossili, anche vegetali.

Il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi è stato inaugurato nel 1974 a seguito della donazione da parte di Rosa Braun, vedova di Mario Rimoldi, collezionista di Cortina d’Ampezzo e amico di artisti come de Pisis, De Chirico, Sironi, Campigli e Music. La collezione riunisce quadri legati al filone figurativo e all’ambiente veneto, nuove sperimentazioni e opere di artisti stranieri. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha dichiarato il museo, che collabora con prestiti a mostre temporanee di importanti istituzioni in Italia e all’estero, uno degli insiemi più significativi in Italia per l’arte del XX secolo.

Il Museo Etnografico Regole d’Ampezzo ha sede in una segheria ristrutturata. Il percorso è sviluppato nei due piani superiori dell’edificio: al primo è presentata l’istituzione collettiva delle Regole d’Ampezzo, al secondo è rappresentato il territorio regoliero e la gestione collettiva di boschi e pascoli. Nel piano seminterrato è stato realizzato un allestimento con esposizioni tematiche e un’aula didattica. L’esposizione vuole raccontare attraverso oggetti e immagini le scelte che nel passato la comunità ha fatto per garantire la sopravvivenza di boschi, pascoli e tradizioni.

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Museo Etnografico Regole d’Ampezzo, foto disponibile sul sito http://www.musei.regole.it/Ita/Etno/v_News.php?idNews=205

Rebecca Travaglini

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